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08/05/2018

POST EAT_ Signore e Signori: le batate!

Sempre più frequenti nei nostri supermercati, le patate dolci (batate) sono un superfood pieno zeppo di qualità e benefici.
Non fosse per il nome, “patate”, che rischia di fare mettere in guardia i consumatori bene informati (quello che sanno come la patata diciamo tradizionale, sia una fonte di carboidrati sfavorevoli, con alto indice glicemico...).
In realtà, queste parenti delle comuni patate non sono affatto americane e nemmeno appartengono alla famiglia delle Solanacee! La batata arriva dalle aree tropicali delle Americhe, dove ancora oggi avviene la sua maggiore coltivazione a livello mondiale. I
n Italia si trovano soprattutto in Puglia e Veneto.
E non è nemmeno così dolce come si definisce… pur essendo adatta per molte ricette, dai contorni alle zuppe e addirittura qualche dolce.
La classifica sui vegetali più importanti per la nostra salute, secondo l'associazione americana Center of Science in the Public Interest, gli ha assegnato il primo posto sul podio. Vediamone i motivi.
La patata dolce protegge la salute cardiovascolare grazie all’apporto di antiossidanti, vitamine, minerali e fibre. È priva di grassi saturi, ha poche calorie e contiene fibre che aiutano a controllare i livelli di colesterolo e glicemia.
È un'ottima fonte di vitamina D che preserva ossa, cuore, pelle, denti, rinforza il sistema immunitario, aumenta i livelli di energia, migliora l’umore e supporta la ghiandola tiroidea.
Contiene 4 volte l'apporto giornaliero raccomandato di vitamina A, importante per la vista, lo sviluppo delle ossa e delle difese immunitarie.
Inoltre, le batate sono una buona fonte di vitamina C, che aiuta a combattere le infezioni e assorbire il ferro. In più ci sono betacarotene, vitamina B6, vitamina E, manganese e potassio.
A proposito, sapete che il potassio è uno degli elettroliti necessari per regolare il battito cardiaco e i segnali nervosi? Un buon livello di questo minerale nel sangue aiuta il rilassamento delle contrazioni muscolari, riduce i gonfiori, e migliora le funzioni renali.
La batata ne contiene in media 694 mg di potassio, circa il 15 per cento della dose giornaliera raccomandata (più delle banane!).
Ma veniamo alla questione dell’indice glicemico.
La polpa arancione delle batate contiene carboidrati complessi che vengono trasformati dal corpo più lentamente rispetto alle patate tradizionali, ostacolando così il rapido innalzamento dei livelli di zucchero nel sangue.
Sul fronte cottura, c’è l’imbarazzo della scelta: al forno, al microonde, lessate in acqua, al cartoccio…
A differenza delle normali patate, le batate possono essere mangiate anche crude, dopo averne lavato bene la buccia.
Proprio nella buccia sembra esserci una sostanza benefica per la riduzione del colesterolo e della glicemia: il Cajapo.
Le ricerche dicono che in alcune regioni del Giappone, dove le batate sono consumate crude, ci siano meno persone affette da malattie come diabete, ipertensione e anemia.

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24/04/2018

SPUMA DI CIOCCOLATO

Ingredienti per  8 spuntini-dessert da 1 BLOCCO 

• 600 g di latte totalmente scremato 
• 3 tuorli e 6 albumi  
• 3 cucchiai di fecola di patate (o maizena o amido di riso) 
• 20 g di fruttosio  
• 25 gocce di dolcificante liquido naturale (in alternativa 30 g di fruttosio, evitando il dolcificante ma riducendo poi la fecola a 2 cucchiai)  
• 4 fogli di gelatina alimentare (agar)
• 30 g di cioccolato fondente all’85% di cacao  
• 1 busta di vanillina
• Cannella in polvere
• 12 mandorle pelate e tagliate a filetti sottili 

Ammorbidire in acqua tiepida la gelatina.
In una casseruola sbattere bene i tuorli con il fruttosio e poi aggiungere il dolcificante liquido e la fecola,  mescolando con cura per evitare grumi.
Aggiungere poi il cioccolato fondente sciolto a bagnomaria e amalgamare con cura
Scaldare il latte e aggiungerlo a “filo”. Mettere sul fuoco e portare al bollore.
Abbassare la fiamma e cuocere qualche istante. Aggiungere la gelatina ben strizzata e la vanillina. Mescolare e raffreddare a temperatura ambiente. 
Montare a neve ferma gli albumi a aggiungerli delicatamente, mescolando dal basso verso l’alto per non smontare il composto. Preparare 8 ciotoline o bicchieri di vetro.
Riempire con la crema e raffreddare alcune ore in frigorifero.
Servire con le scaglie di mandorle e una spruzzata di cannella   

Il dolce così preparato si può utilizzare come spuntino oppure come dessert da 1 BLOCCO a fine pasto.
Con 40 g di bresaola, un’insalata mista cruda condita con 2 cucchiaini di olio extravergine d’oliva, 1 kiwi (circa 100 g) e una porzione di spuma di cioccolato si prepara un piacevole pasto di 3 BLOCCHI.
Aggiungendo a una porzione 4 biscotti bilanciati EnerZona si prepara invece una valida alternativa per la colazione di 2 BLOCCHI.

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30/03/2018

SENSIBILITÀ AL GLUTINE E BUONUMORE

E se ansia, malumore e affaticamento mentale avessero un nesso con l’alimentazione?
Lo sostengono i ricercatori del Medical Department di Desio (Monza Brianza), secondo cui esisterebbe una correlazione tra sensibilità al glutine (non celiachia o allergia al grano) e umore.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista Minerva Gastroenterologica and Dietologica nel settembre 2016, considera due ipotesi.
Da un lato la possibilità che i peptidi del glutine agiscano come le endorfine presenti internamente nel sistema nervoso centrale. Si tratta delle “gluten exorphins” che provengono dall’esterno - dal glutine parzialmente digerito - e influenzano diversi processi mentali, una volta che il peptide riesce a raggiungere il nostro cervello.
Dall’altro, l’ipotesi che il consumo di glutine modifichi la composizione della flora batterica intestinale, a svantaggio dell’umore. Non a caso si parla dell’intestino come di un “secondo cervello”, che ha relazioni biunivoche con il primo attraverso mediatori comuni come neuropeptidi e neurotrasmettitori (ecco il perchè degli effetti collaterali gastroenterici di molti psicofarmaci).
Questo quadro spiegherebbe il motivo per cui le diete senza glutine, unite all’assunzione di probiotici specifici, provocano effetti riequilibranti dal punto di vista fisico e mentale.
Soprattutto quando si tratta di non-celiac gluten sensitivity, basta seguire le indicazioni della Zona, preferendo fonti di carboidrati favorevoli come frutta e verdura e utilizzando prodotti senza glutine tipo riso o quinoa o pasta di mais o di soia o semi di grano saraceno, sempre con un consumo attentamente rapportato al fabbisogno del proprio programma alimentare.
E perché no, utilizzando prodotti, come i pasti sostitutivi, le barrette snack bilanciate o gli altri spuntini tipo Minirock, che abbinano il corretto rapporto percentuale dei nutrienti (40-30-30, espresso in calorie) all’indicazione di assenza di glutine.

Dott. Lucio Lorusso - Specialista in Scienza dell'Alimentazione
Dott.ssa Francesca Lorusso – SCW

Per chi vuole approfondire

Psychiatry Res. 2017 Dec 6;260:366-370. doi: 10.1016/j.psychres.2017.12.008.
A study on the association of mood disorders and gluten-related diseases.
Porcelli B, Verdino V, Ferretti F, Bizzaro N, Terzuoli L, Cinci F, Bossini L, Fagiolini A.

Minerva Gastroenterol Dietol. 2017 Mar;63(1):32-37. doi: 10.23736/S1121-421X.16.02325-4.                                                                                                            Mood disorders and non-celiac gluten sensitivity.
Casella G, Pozzi R, Cigognetti M, Bachetti F, Torti G, Cadei M, Villanacci V, Baldini V, Bassotti G.
 

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04/04/2018

POST EAT_ Meno mangi, meno invecchi

Sappiamo da tempo che la restrizione calorica – circa il 15-20% di calorie in meno - allunga la vita di molti organismi e specie animali, ma ancora non si era certi che ciò valesse anche per gli esseri umani.

Da queste premesse è partito lo studio multicentrico CALERIE, condotto dai National Institutes of Health per capire gli effetti a lungo termine della restrizione calorica.

2 anni, 200 adulti sani, divisi in 2 gruppi. Dieta controllata (primo gruppo) o nessuna dieta (secondo gruppo). Alla fine del periodo, gli studiosi hanno confrontato diversi parametri biologici tra i componenti dei due gruppi, tra cui il ritmo del metabolismo, misurato su circa 50 partecipanti grazie all’ innovativa tecnologia della camera metabolica. In poche parole, i 50 prescelti sono rimasti per 24 ore in una stanza sigillata che misurava – minuto per minuto – l’ossigeno consumato e l’anidride carbonica emessa.

Combinati con le quantità di azoto presenti nell’urina, i dati ottenuti consentono di misurare il consumo esatto di grassi, proteine o carboidrati, dando così un quadro dettagliato del metabolismo individuale.

Secondo i ricercatori, i componenti del gruppo “a dieta” utilizzavano l’energia in modo molto più efficiente degli altri, con una notevole ottimizzazione del metabolismo, a vantaggio del benessere globale. 

Non sempre il metabolismo veloce è un bene…occorre anche saperlo rallentare, per ridurre i danni dello stress ossidativo che a sua volta determina l'invecchiamento.

Ricordiamo a proposito gli studi di Valter Longo (IFOM di Milano e University of Southern California a Los Angeles) che hanno ben dimostrato come pochi giorni di digiuno alternati a periodi di alimentazione normale abbiano un efficace effetto anti-age, contenendo i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e il diabete.

Certo, un conto è rallentare l’invecchiamento e un conto è allungare la vita….

Ma gli studi su questo fronte stanno proseguendo.

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18/03/2018

COLESTEROLO: UN PROBLEMA DI GRASSI O DI ZUCCHERI?

Qualcuno ultimamente prova  a suggerire che il colesterolo cattivo non sia così cattivo.
E che il buono possa essere in realtà un lupo travestito da agnello.
Tutte le sperimentazioni su farmaci in grado di elevare la quota “buona” hanno dimostrato che tale effetto non riduceva il rischio cardiovascolare.
A colpire i ricercatori è stato il fatto che, pur riuscendo ad abbassare i livelli di colesterolo cattivo (Ldl) e raddoppiare quelli di colesterolo buono (Hdl), nei volontari di una recente sperimentazione le pillole non erano affatto riuscite a ridurre il numero di infarti e ictus.
In effetti se mal “accompagnato” anche il colesterolo buono incomincia a comportarsi male e, si è scoperto, i cattivi compagni di viaggio sono i trigliceridi.
E le persone con alti valori di questi grassi, soprattutto se in difficoltà a smaltirli, sono quelle più a rischio di ammalarsi di cuore. A questo punto, con il colesterolo buono e quello cattivo dai ruoli meno nitidi, anche i nutrizionisti faticano a fornire al pubblico direttive chiare.
A gennaio di quest’anno le ultime linee guida sull’alimentazione adottate dal governo americano hanno messo finalmente in guardia contro gli zuccheri allentando le redini per uova e altre fonti di colesterolo. I carboidrati in eccesso  è risaputo sono la principale causa di formazione dei trigliceridi a livello epatico e quindi continuare a sostenere che siano più salutari delle proteine e dei grassi in genere (comprendendo anche quelli particolarmente utili per l’organismo) incomincia a diventare una tesi poco sostenibile.
Il vero nemico della salute del cuore è il danno ossidativo che viene spesso messo in secondo piano. Al posto di demonizzare indiscriminatamente gli alimenti per il loro quantitativo di colesterolo, la migliore strategia antiossidante è una dieta bilanciata tra i macronutrienti (in termini calorici 40% di carboidrati , 30% di proteine e 30% di grassi ), accompagnata da attività fisica e integrazione di acidi grassi Omega 3, utili per ridurre proprio i trigliceridi, e di Polifenoli ad elevata attività, come quelli contenuti nel Maqui, la preziosa bacca ad alto potere antiossidante.
Infine, se vogliamo fare una scelta qualitativa valida riguardo ai grassi, non scordiamo di leggere bene le etichette, prestando attenzione alla presenza di grassi idrogenati (che contengono i  famigerati acidi grassi trans) e dell’ olio di palma, largamente utilizzato nella preparazione di prodotti da forno.

Per chi vuole approfondire

Curr Cardiol Rep. 2017 Nov 4;19(12):132. doi: 10.1007/s11886-017-0940-0.
HDL Cholesterol Metabolism and the Risk of CHD: New Insights from Human Genetics.
Vitali C, Khetarpal SA, Rader DJ.

Crit Rev Food Sci Nutr. 2017 Oct 17:1-20. doi: 10.1080/10408398.2017.1392288. [Epub ahead of print]
Food groups and risk of coronary heart disease, stroke and heart failure: A systematic review and dose-response meta-analysis of prospective studies.
Bechthold A, Boeing H, Schwedhelm C, Hoffmann G, Knüppel S, Iqbal K, De Henauw S, Michels N, Devleesschauwer B, Schlesinger S, Schwingshackl L.

National Obesity Forum
“Eat fat, cut the carbs and avoid snacking to reverse obesity and type 2 diabetes.”

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26/02/2018

POST EAT_La dieta dei campioni

I 50 km (30 km per le donne) è la prova più dura per chi pratica sci di fondo, che già è una disciplina che richiede grande allenamento e una resistenza fisica secondo alcuni “ai limiti dell’umano”.

Pensate alla fatica, quella vera, di una vera e propria marcia con ai piedi delle lamine sottili e scivolose. Poi le temperature rigidissime a cui bisogna fare fronte con un abbigliamento adeguato ma il più leggero possibile.

Per i fondisti, l’efficienza fisica/mentale è imprescindibile. E il rischio di crisi dell’organismo è sempre in agguato.Pensare che l’allenamento del fondo prevede distanze di 10 km maggiori rispetto a quelle di gara, con l’obiettivo di imparare a "dominare la distanza". Il tutto per 5 o 6 ore al giorno.

Capite bene che l’alimentazione in questo contesto è fondamentale. Ma vi siete mai chiesti che modello alimentare deve seguire chi pratica questo tipo di sport, soprattutto a livello agonistico?Anche se ragionare per calorie risulta ormai obsoleto, rende molto l’idea sapere che i fondisti necessitano di 7000-8000 mila calorie al giorno (uomini) e 3500-4000 (donne). Circa il doppio dei maratoneti.

E qui ci siamo: ma come organizzare i pasti tenuto conto di un tale fabbisogno?

8000 calorie in un giorno sono circa 20 piatti di lasagne o 40 gelati…anche se in questo caso bisogna porre attenzione alla qualità degli alimenti assunti e all’equilibrio tra i nutrienti proteine, carboidrati e grassi, indispensabili per fornire energia ma anche tutti gli elementi che possano garantire un funzionamento ottimale dell’organismo. 

In particolare (consigli validi anche per chi pratica questo sport a livelli amatoriali intensi)...

ENERGIA: il consumo energetico del fondista è spesso sopravvalutato e le tabelle esistenti suggeriscono dispendi superiori a quelli reali. Gli atleti professionisti, allenandosi con frequenza giornaliera godono di un elevato e costante “debito di ossigeno” che aumenta il metabolismo basale e compensa efficacemente la sovrastima calorica per gli allenamenti.

CARBOIDRATI, PROTEINE E GRASSI: gli sport di fondo determinano un dispendio calorico più o meno elevato, che interessa l'ossidazione di una miscela a prevalenza glucosio o acidi grassi. Mentre i lipidi non sono mai una fonte energetica limitante (quindi in queste diete NON rivestono un ruolo essenziale e sono consigliati in dosi di circa il 25-30% dell'energia tot. giornaliera), i carboidrati devono essere introdotti costantemente ma senza eccedere, per evitare di convertirli in grasso, in caso di surplus (sono consigliate dosi pari a circa il 50-60% dell'energia). Così facendo si può garantire un completo ripristino delle scorte di glicogeno di muscoli e fegato. Le proteine hanno funzione ANTI-catabolica in quanto contribuiscono a strutturare plasticamente i muscoli sottoposti allo stress del movimento. Le proteine vanno quindi introdotte con costanza e in misura adeguata alle necessità dell'atleta per evitare la riduzione delle masse muscolari e del sistema immunitario, già messo alla prova dall’allenamento.

VITAMINE: si tratta di un apporto essenziale, di norma coperto dall’alimentazione

SALI MINERALI: anche in questo caso l’assunzione è prevalentemente alimentare, tranne per il potassio e magnesio la cui concentrazione corporea dipende essenzialmente dalla sudorazione dell’atleta. In questo caso è molto utile avvalersi di integratori.

ACQUA: l’assunzione va concentrata prevalentemente nelle ore che precedono e seguono la prestazione. Le riserve idriche compensano la sudorazione e garantiscono la reidratazione. L’acqua è anche un veicolo efficace per il ripristino di zuccheri e sali minerali agli integratori energetici leggermente ipotonici.



"Mangiando mi stanco, anche psicologicamente" racconta Martin Moeller al Nyt, "perché debbo pensare sempre a quello che dovrò mandar giù dopo un paio d'ore".

La tabella di marcia impone infatti di assumere 100 grammi di carboidrati ogni 15-20 minuti.

E chi l’avrebbe mai detto che anche mangiare potesse essere un tour de force?

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19/02/2018

MUFFIN DI CAVOLFIORE AL PROSCIUTTO

Ricetta per 6 muffin da 1 BLOCCO

• 250 g di cavolfiore bianco 
• 2 cucchiai di pecorino grattugiato   
• 100 g di prosciutto cotto magro, senza lattosio e senza polifosfati (tagliato sottile) 
• 2 cucchiai di pangrattato (oppure panatura senza glutine, in caso di sensibilità alla proteina) 
• Un rametto di rosmarino
• 2 uova   
• 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
• Sale e pepe

Ungere con un po' d'olio 6 stampini da muffin.
Frullare il pangrattato con gli aghi del rosmarino, versarlo negli stampini e scuotere leggermente per farlo aderire, quindi foderare gli stampini con le fettine di prosciutto cotto.
Cuocere il cavolfiore a vapore con l'apposito cestello per mezz'ora. Separare i tuorli dagli albumi.
Frullare il cavolfiore con il pecorino, i tuorli, una presa di sale e una macinata di pepe.
Montare a neve gli albumi e incorporarli delicatamente al composto, mescolando dal basso verso l'alto per non smontarli.
Versare la crema ottenuta negli stampini preparati, spolverizzate leggermente la superficie con del pangrattato al rosmarino, sistemarli in una teglia riempita con un dito abbondante di acqua e cuocere a bagnomaria in forno caldo a 180° per 30 minuti. Lasciare intiepidire, sformare e servire accompagnando ogni muffin con 100 gr di pomodorini pendolini .
Il muffin così servito si utilizza come antipasto del valore di 1 BLOCCO completo
Per un pasto di 3 BLOCCHI utilizzare 2 muffin + un’insalata di lattuga o radicchio rosso condita con un cucchiaino di olio e una porzione di Crackers Bilanciati al Farro EnerZona (gusto rosmarino)
(I muffin si possono surgelare e utilizzare successivamente previo scongelamento a temperatura ambiente e riscaldamento a bagnomaria o in microonde)

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12/02/2018

MANGIARE BENE SENZA GLUTINE: OGGI SI PUO’

Che sia un problema di Celiachia vera e propria (diagnosticata con gli appositi test) oppure di Sensibilità al Glutine (condizione sempre più diffusa) il dover ricorrere a una dieta priva di glutine ha rappresentato per molto tempo e per tante persone una sorta di privazione del gusto della buona tavola. Del resto i grossi problemi di assorbimento dei nutrienti (nella Celiachia) e i mal di testa, la nausea, l’irritazione intestinale, la stanchezza e i dolori muscolari spesso associati alla Gluten Sensivity, non lasciavano alternative.
Se la soluzione resta inevitabilmente una dieta Gluten Free, anche solo transitoria nel caso della meno grave sensibilità, oggi l’offerta ristorativa e commerciale di prodotti adeguati  è così ampia ed articolata che è possibile organizzare dei pasti veramente “gourmet” evitando la proteina responsabile di tali disturbi.  
Innanzitutto la maggior parte dei ristoranti (e delle pizzerie) è in grado di offrire preparazioni di alto livello culinario prive di glutine.
E poi questa libertà di “gusto” è ottenibile tranquillamente nei pasti a casa, compresi quelli di chi segue la Dieta Zona, grazie a miriadi di prodotti in vendita nella grande distribuzione e nei negozi specializzati.
Chi segue la Zona è già abituato a limitare al massimo l’uso di cereali e quindi evita “naturalmente” il glutine, ma c’è da dire che anche nella scelta di spuntini oggi è possibile trovare in commercio prodotti bilanciati secondo la strategia alimentare e privi al contempo di glutine.
Siamo di fronte a prodotti di altissimo gusto, ideali per chi segue la Zona e conosce l'importanza strategica degli spuntini per mantenere l'equilibrio dei livelli degli ormoni insulina-glucagone, tenere a bada il senso di fame e raggiungere la massima efficienza metabolica, evitando al tempo l’assunzione della proteina causa dell’intolleranza

Dott. Lucio Lorusso – Specialista in Scienza dell’Alimentazione e Consulente Zona
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Per chi vuole approfondire, soprattutto a proposito di Gluten Sensivity

Clin Nutr. 2017 Dec 26. pii: S0261-5614(17)31437-1. doi: 10.1016/j.clnu.2017.12.017. 
Long term effects of gluten-free diet in non-celiac wheat sensitivity
Tovoli F, Granito A, Negrini G, Guidetti E, Faggiano C, Bolondi L.

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08/02/2018

POST EAT_ Arrivano i Distretti del Cibo!


Nascono i Distretti del Cibo, nuovo strumento previsto dalla Legge di Bilancio 2018, per garantire nuove risorse e opportunità ai percorsi integrati di crescita e rilancio delle filiere e dei territori.
Lo stesso Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha stabilito come definirli e quali elementi distintivi devono avere.
I Distretti del Cibo sono: distretti rurali e agroalimentari di qualità già riconosciuti o da riconoscere; distretti localizzati negli spazi urbani o vicini agli stessi contraddistinti da una significativa presenza di imprenditoria agricola che si pone l’obiettivo della riqualificazione ambientale e sociale delle zone individuate; distretti caratterizzati dall’integrazione fra attività rurali e attività di prossimità; distretti biologici. 
In ottica di uno sviluppo territoriale e non limitato alle sole filiere, i nuovi Distretti devono operare attraverso programmi di progettazione integrata, avvalendosi di Piani capaci di trasformare la filiera in una vera e propria rete, con collaborazioni e legami concreti tra le varie componenti del settore. 
Saranno le Regioni e le Province autonome a riconoscere i Distretti, comunicandoli al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali presso cui è stato istituito il Registro nazionale.
A sostegno del progetto sono stati erogati 5 milioni di euro nel 2018 e 10 milioni di euro a partire dal 2019. 
Ecco le parole del viceministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Andrea Olivero 
Per consentire lo sviluppo dei nostri territori c’è ancora bisogno di compiere un salto di qualità. Con questo obiettivo abbiamo rilanciato e rafforzato l’esperienza dei Distretti, in quanto per tutelare le imprese agricole vanno costruiti rapporti più stretti nelle filiere e nei servizi capaci di guardare a tutto il territorio nel suo complesso. Mettendo insieme aziende, cittadini, associazioni e istituzioni per raggiungere obiettivi comuni.


Quella dei Distretti potrebbe diventare una nuova strada verso lo sviluppo locale e la tutela del paesaggio attraverso un approccio nuovo che interessa temi importanti quali il rapporto tra città e agricoltura, la collaborazione tra realtà agricole e di prossimità, i mercati contadini, il ruolo del turismo e l’importanza del biologico.


Per la prima volta sta prendendo forma un sostegno concreto e pianificato al Made in Italy agroalimentare? Speriamo.

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23/01/2018

ALIMENTI AMICI DELLA ZONA: IL MELOGRANO

La leggenda narra che il melograno fu un prodigio di Madre Natura da cui tutto ebbe origini e dove tutto andrà a finire…
Lo stesso padre della medicina, Ippocrate, ne elogiò i benefici dopo attente valutazioni che nel tempo sono state confermate dalla scienza. Chiamato così dal latino antico, il malum granatum (mela con semi) deve la sua fama alla straordinaria capacità di sopravvivere anche in habitat ostili e semidesertici.
Originario di un'area tra la Cina e l'India, nei millenni questo frutto si è adattato a tutti gli ambienti con estati calde e inverni miti come il Caucaso, le vaste aree nordamericane e il Mediterraneo.
Il melograno è un alimento antiossidante, con caratteristiche idratanti, ipotensive e vasodilatatrici.
È ricco di sali minerali importanti come manganese, potassio, zinco, rame, fosforo, oltre alle vitamine C, A, E, K e gruppo B, che ci aiutano a prevenire i malanni di stagione e rafforzare l’organismo.
Il succo di melograno può essere un ottimo post-workout perché proprio grazie agli antiossidanti contenuti nel succo degli arilli (gli acini del melograno) aiuta i muscoli a ripristinare la loro funzionalità facilitando la supercompensazione da esercizio fisico. 
Ma il vero fiore all’occhiello del melograno è la sua importante fonte di polifenoli (tra cui acido gallico e altri ellagitannini) particolarmente attivi contro i radicali liberi: il complemento ideale in una strategia alimentare Zona, bilanciata nei nutrienti e accompagnata da una quotidiana integrazione a base di antiossidanti, tra i quali ricordiamo in assoluto i polifenoli (delfinidine) contenuti nel Maqui.
Ecco perché in un programma Zona, correttamente integrato, non dovrebbe mancare mai , in una macedonia oppure come complemento di colore e sapore in un mix di verdure

Dott. Lucio Lorusso – Specialista in Scienza dell’Alimentazione e Consulente Zona
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Per chi vuole approfondire:

J Nutr Sci. 2017 Aug 9;6:e39. doi: 10.1017/jns.2017.36. eCollection 2017.
Effect of pomegranate extract on blood pressure and anthropometry in adults: a double-blind placebo-controlled randomised clinical trial.
Stockton A, Farhat G, McDougall GJ, Al-Dujaili EAS.

Nutrients. 2017 Aug 30;9(9). pii: E958. doi: 10.3390/nu9090958.
Could Pomegranate Juice Help in the Control of Inflammatory Diseases?
Danesi F, Ferguson LR.

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04/01/2018

POST EAT_ I PIEDI, LA NOSTRA BILANCIA NATURALE

Anche se per molti è diventata suppellettile, supporto su cui appoggiare altro o un semplice severo e silenzioso compagno di bagno, la bilancia rimane lo strumento principe per il controllo del peso corporeo.  Il nostro miglior nemico ma anche un acuto grillo parlante.

I numeri sulla bilancia sono il modo più veloce per attivare la consapevolezza del valore di quei 2/3 numeri, ricordandoci che forse abbiamo esagerato con le trasgressioni, che stiamo trascurando la palestra o che semplicemente è davvero ora di mettersi a dieta. 

Il nostro cervello possiede già gli strumenti per capacitarsi del peso del corpo…solo che questi dati finiscono nell’inconscio.Ma i controllori del peso corporeo non si limitano al livello cerebrale. 

Secondo recenti studi svedesi pubblicati sulla rivista Pnas, oltre alla leptina (ormone rilasciato nel sangue proporzionalmente al grasso accumulato per ridurre l'appetito e aumentare il consumo energetico), anche le ossa contribuiscono a dare l’allarme e frenare l’appetito.

Per provare questa tesi, i ricercatori diretti dal fisiologo John-Olov Jansson della Sahlgrenska Akademin all'università di Goteborg, hanno zavorrato topi e ratti simulando un aumento formale di peso con capsule pari al 15% del peso corporeo oppure capsule vuote con funzione di controllo. I roditori zavorrati non avevano grasso in eccesso, quindi i livelli di allerta ormonale attraverso leptina restavano normali. Eppure i roditori con capsule pesanti mangiavano meno, fino a perdere il peso aggiunto dalla zavorra.. proprio come se loro corpo avesse una bilancia interna con cui regolarsi!

Secondo Jansson e colleghi, la bilancia si trova nelle ossa - soprattutto nei piedi - che reagiscono alla massa di cui sono gravati, rinforzandosi o indebolendosi di conseguenza.

Questo meccanismo consente di misurare il peso corporeo internamente e quasi automaticamente.

A ulteriore dimostrazione dei risultati, i ricercatori hanno provato a zavorrare topi geneticamente modificati per non evitare questa sensibilità nelle ossa, che infatti non hanno reagito al peso extra innescando un dimagrimento.

"Questo nuovo meccanismo di controllo del peso corporeo è il primo che si scopra a 23 anni da quello della leptina e potrebbe spiegare perché restando molto tempo seduti si aumenti il rischio di obesità e malattie correlate: sedere scarica le ossa dei piedi e restandoci a lungo si inganna il nostro cervello sul nostro reale peso, impedendo l'innesco dei meccanismi automatici di riduzione dell'appetito e di aumento del metabolismo che ci farebbero dimagrire" ricorda Jansson.


Non resta che trovare un modo farmacologico per attivare l'allarme della nostra bilancia corporea… o c’è chi già sostiene che basterebbe trascorrere più tempo in piedi, così che il controllo del peso sia sempre vigile.

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17/12/2017

LA GUIDA AL CONSUMO CONSAPEVOLE DI CIWF ITALIA

Con le nostre scelte d’acquisto possiamo migliorare la vita di migliaia di animali. 

In un’Italia in cui la maggior parte degli animali è allevata intensivamente e il 97% dei cittadini consuma prodotti di origine animale (vedi Rapporto Eurispes 2017)

le scelte dei consumatori possono fare la differenza, orientando il mercato e le aziende verso sistemi di allevamento alternativi, più rispettosi del benessere animale.
La Guida al consumo consapevole di CIWF Italia cerca di supplire alla mancanza di informazioni e indicazioni chiare sul tipo di allevamento da cui provengono i prodotti animali che acquistiamo, proponendosi come uno strumento utile per leggere in modo critico e capire etichette e diciture.
Si dice che i prodotti derivati da animali non allevati intensivamente siano più costosi. Questo è in genere vero, ma se, come consiglia CIWF Italia, si dimezza il consumo di prodotti di origine animale, si possono consumare prodotti derivanti da allevamenti più rispettosi degli animali e dell’ambiente, senza spendere più del budget abituale.
L’allevamento intensivo causa gravi sofferenze agli animali, ha un forte impatto sull’ambiente (riscaldamento globale, inquinamento, riduzione della biodiversità), sulle persone più disagiate (disuguaglianza alimentare, land grabbing, malnutrizione) e anche sulla nostra salute (obesità, malattie cardiovascolari, antibiotico resistenza). Per un mondo migliore per tutti - animali, persone e ambiente – è importante che ognuno faccia la propria parte, prendendo posizione e agendo di conseguenza, con rispetto, consapevolezza e responsabilità.

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