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Il conteggio delle calorie .jpg
26/11/2017

E SE CONTARE LE CALORIE NON BASTASSE?

L'epidemia di obesità cresce senza sosta in tutto il mondo e nessun Paese è stato in grado di invertire la tendenza.  Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la causa è uno squilibrio energetico tra calorie introdotte e calorie consumate, ma crescenti evidenze suggeriscono che tale concetto non basta a elaborare una soluzione… Anzi! Questa tesi limitata potrebbe essere proprio uno dei motivi per cui le strategie di sanità pubblica fino ad oggi sono state così insufficienti.
Secondo un approccio alternativo, l'obesità si collega alla regolazione insulinica della produzione di grassi, ai vari percorsi metabolici dei nutrienti e alla risposta ormonale del nostro organismo. Si tratta di concetti che la Zona da tempo sostiene, cercando di non limitare più il focus al semplice conto calorico.
Quando l’alimentazione è composta da soli prodotti (spesso già pronti) ricchi di grassi e con elevato carico glicemico, poche fibre, poche proteine e assenza di micronutrienti, anche se le quantità sono ridotte, la risposta insulinemica risulta eccessiva e si creano le condizioni per lo sviluppo e il mantenimento dell'obesità. 
Senza il bilanciamento di nutrienti suggerito dalla Zona (il 40-30-30 come percentuale di carboidrati, proteine e grassi espressa in calorie), la semplice riduzione calorica causa una fase di rapida perdita di peso che non sempre è correlata al grasso accumulato ma spesso comporta anche il sacrificio di preziosa massa magra ed acqua. 
Ricordiamo che perdere qualsiasi massa diversa dal grasso può essere controproducente, perché se le abitudini alimentari non vengono equilibrate, il peso (e il grasso) ritornano. Ma non la salute e il benessere di mente e fisico.

Dott. Lucio Lorusso – Specialista in Scienza dell’Alimentazione e Consulente Zona
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Per chi vuole approfondire

Glob Health Action 2017                                                                                                                                                                                                                Is the calorie concept a real solution to the obesity?                                                                                                                                                             Camacho S., Ruppel A.

 

Glutine Celiachia e Sensivity.jpg
12/02/2018

MANGIARE BENE SENZA GLUTINE: OGGI SI PUO’

Che sia un problema di Celiachia vera e propria (diagnosticata con gli appositi test) oppure di Sensibilità al Glutine (condizione sempre più diffusa) il dover ricorrere a una dieta priva di glutine ha rappresentato per molto tempo e per tante persone una sorta di privazione del gusto della buona tavola. Del resto i grossi problemi di assorbimento dei nutrienti (nella Celiachia) e i mal di testa, la nausea, l’irritazione intestinale, la stanchezza e i dolori muscolari spesso associati alla Gluten Sensivity, non lasciavano alternative.
Se la soluzione resta inevitabilmente una dieta Gluten Free, anche solo transitoria nel caso della meno grave sensibilità, oggi l’offerta ristorativa e commerciale di prodotti adeguati  è così ampia ed articolata che è possibile organizzare dei pasti veramente “gourmet” evitando la proteina responsabile di tali disturbi.  
Innanzitutto la maggior parte dei ristoranti (e delle pizzerie) è in grado di offrire preparazioni di alto livello culinario prive di glutine.
E poi questa libertà di “gusto” è ottenibile tranquillamente nei pasti a casa, compresi quelli di chi segue la Dieta Zona, grazie a miriadi di prodotti in vendita nella grande distribuzione e nei negozi specializzati.
Chi segue la Zona è già abituato a limitare al massimo l’uso di cereali e quindi evita “naturalmente” il glutine, ma c’è da dire che anche nella scelta di spuntini oggi è possibile trovare in commercio prodotti bilanciati secondo la strategia alimentare e privi al contempo di glutine.
Siamo di fronte a prodotti di altissimo gusto, ideali per chi segue la Zona e conosce l'importanza strategica degli spuntini per mantenere l'equilibrio dei livelli degli ormoni insulina-glucagone, tenere a bada il senso di fame e raggiungere la massima efficienza metabolica, evitando al tempo l’assunzione della proteina causa dell’intolleranza

Dott. Lucio Lorusso – Specialista in Scienza dell’Alimentazione e Consulente Zona
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Per chi vuole approfondire, soprattutto a proposito di Gluten Sensivity

Clin Nutr. 2017 Dec 26. pii: S0261-5614(17)31437-1. doi: 10.1016/j.clnu.2017.12.017. 
Long term effects of gluten-free diet in non-celiac wheat sensitivity
Tovoli F, Granito A, Negrini G, Guidetti E, Faggiano C, Bolondi L.

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10 porzioni di frutta e verdura  21 agosto 2017.jpg
09/10/2017

10 PORZIONI DI FRUTTA E VERDURA AL GIORNO…

Siamo rimasti alle indicazioni dell’OMS di consumare 5 porzioni di frutta e verdura ogni giorno per tutelare la salute, ma una recente ricerca rivela che più se ne… mangia meglio è.
In particolare, sembra che 10 porzioni quotidiane di frutta e verdura (circa 800 grammi in totale) sarebbero capaci di prevenire ogni anno 7,8 milioni di morti premature.
Lo studio, comparso sull’International Journal of Epidemiology e condotto presso l’Imperial college di Londra, si basa sui dati di 95 studi precedentemente pubblicati, per un totale di 2 milioni di persone coinvolte. 
Gli studiosi hanno specificato quali sono i frutti e ortaggi preferibili: verdure verdi (spinaci), gialle (peperoni) e crucifere. Mele, pere, agrumi, lattuga e cavolfiore combattono il rischio cardiovascolare.
Soprattutto i vegetali riducono la pressione del sangue e il colesterolo cattivo, migliorano la funzione immunitaria e l’attività circolatoria.
Per non parlare del cosiddetto effetto displacing, che potremmo riassumere in “più ne mangi, meno mangi altro”.
Ricordiamo infatti che, secondo le indicazioni della Zona, verdura e frutta sono le fonti di carboidrati preferibili grazie all’indice glicemico basso che non induce la sovrapproduzione di insulina.
Il consumo di questi carboidrati assicura un rilascio graduale di glucosio nel sangue. Questo permette al corpo di utilizzare gli zuccheri più agevolmente, senza il rischio di trasformarli subito in depositi adiposi.

Dott. Lucio Lorusso – Specialista in Scienza dell’Alimentazione
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Riferimento scientifico

Int J Epidemiol - Published: 22 February 2017
Fruit and vegetable intake and the risk of cardiovascular disease, total cancer and all-cause mortality–a systematic review and dose-response meta-analysis of prospective studies
Dagfinn Aune; Edward Giovannucci; Paolo Boffetta; Lars T. Fadnes; NaNa Keum; Teresa Norat; Darren C. Greenwood; Elio Riboli; Lars J. Vatten; Serena Tonstad

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Less sugar  15 maggio 2017.jpg
16/08/2017

ZUCCHERO E SQUILIBRIO ORMONALE: LE CATTIVE ABITUDINI CHE FANNO INVECCHIARE

L’eccesso di zucchero fa male…ma sapete che fa anche invecchiare?
Tra le cause dominanti del cosiddetto aging compare infatti il glucosio, tanto che la scienza dimostra come sia proprio il suo eccesso nel sangue a favorire la formazione dei cosiddetti AGE (Advanced Glycation Endproducts,  non a caso l’acronimo rimanda all’inglese AGE=età), che si formano quando lo zucchero reagisce con gli amminoacidi, appunto la glicazione.
Oltre a favorire i processi patologici e degenerativi legati all’invecchiamento, la glicazione indurisce le fibre di collagene facilitando la comparsa delle temutissime rughe.
Ma il ruolo dannoso dello zucchero non finisce qui! L’insulina, ormone indispensabile per la regolazione dell’utilizzo del glucosio, è un regolatore del processo di invecchiamento, tanto che la “sensibilità all’insulina” rappresenta l’indice di lunghezza della vita in vari studi e la stessa “resistenza insulinica” (diminuzione delle capacità dell’organismo di rispondere a questo ormone) stimola l’immagazzinamento delle riserve energetiche, che presto diventano accumuli adiposi.
L’eccesso di insulina mina progressivamente gli equilibri del sistema ormonale determinando una pericolosa condizione infiammatoria: le cellule del corpo si trovano a rispondere solo alla sua azione, il GH (ormone della crescita) e il glucagone (ormone antagonista dell’insulina, indispensabile per una condizione di equilibrio) vengono compromessi e la stessa produzione di colesterolo e trigliceridi aumenta.
L’unica soluzione è la strategia alimentare Zona, con precise proporzioni tra i nutrienti studiate per raggiungere e conservare un perfetto bilanciamento ormonale, una migliore efficienza metabolica e una efficace strategia antiage, a partire dal piatto.

Dott. Lucio Lorusso - Zone Consultant
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Ed ecco un recente articolo dell’Università di Torino (aprile 2017) proprio sull’argomento

Nutrients. 2017 Apr 14;9(4). pii: E385. doi: 10.3390/nu9040385.
Dietary Sugars and Endogenous Formation of Advanced Glycation Endproducts: Emerging Mechanisms of Disease.
Aragno M, Mastrocola R.
 

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Omega 3 e occhi sani 18 apr 2017.jpg
02/05/2017

UNA LACRIMA SUL VISO... GLI OMEGA 3 CONTRO LA SINDROME DEGLI OCCHI SECCHI!

A nessuno piace piangere, ma non sempre l’assenza di lacrime è sintomo di benessere!
Come dice la parola, l’ipolacrimia è un disturbo che comporta scarsa lacrimazione: l’occhio diventa secco, il continuo movimento delle palpebre sulla superficie oculare e l’insufficiente detersione da germi e corpi estranei aumenta il rischio di infezioni.
Teniamo presente che nelle lacrime sono presenti anticorpi e lisozima, che funzionano da battericidi per la protezione dell’occhio!
Tra le principali cause di questo disturbo c’è l’invecchiamento, che riduce la produzione basale di lacrime. Inoltre, nelle donne tra i 40 e i 60 anni, a causa dei mutamenti ormonali della menopausa, le ghiandole lacrimali subiscono una progressiva atrofia.
Poi ci sono le cause ambientali: altitudini elevate, condizioni atmosferiche soleggiate, secche o ventose, impianti di riscaldamento o condizionamento che favoriscono secchezza, riducendo la lubrificazione oculare.
Infine non dimentichiamo le lenti a contatto, che aumentano l’evaporazione delle lacrime causando irritazioni ed infezioni, e alcuni farmaci che inibiscono la funzione lubrificante.
L’approccio terapeutico è complesso e l’idratazione - interna, dell’organismo ed esterna, dell’ambiente – è fondamentale.
Ma anche in questo caso i fattori alimentazione e integrazione quotidiana rivestono un ruolo importante. Secondo un recente studio comparativo, l’assunzione regolare di acidi grassi essenziali Omega 3, ricchi di EPA e DHA, interviene sulle alterazioni nervose causate dall’ipolacrimia, riducendo il disturbo nel tempo.
Oltre al mantenimento della normale funzione cardiaca e cerebrale e alla regolarizzazione dei livelli di trigliceridi, gli Omega 3 consentono di controllare la pressione sanguigna e la capacità visiva.
L’importante, come ricordiamo sempre, è scegliere un’integrazione di qualità come EnerZona Omega3 RX (certificati IFOS per la purezza e qualità delle capsule, brevettate senza ritorno di gusto), da abbinare a una strategia alimentare equilibrata secondo le indicazioni Zona.

Dott. Lucio Lorusso - Specialista in Scienza dell'Alimentazione
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Ed ecco i riferimenti dello studio citato:

Ophthalmic Physiol Opt. 2017 Mar 12. doi: 10.1111/opo.12365. 
Omega-3 supplementation is neuroprotective to corneal nerves in dry eye disease: a pilot study.
Chinnery HR, Naranjo Golborne C, Downie LE.

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