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10/12/2017

DIETA E ORARI: dimmi quando mangi e ti dirò se sei in forma…

Parliamo spesso di quantità e qualità degli alimenti, eppure c’è un’altra variabile importante nella formula del benessere, e dimagrimento. Ok QUANTO e COSA…ma c’è anche il QUANDO!
Gli effetti del cibo sull’organismo cambiano in base agli orari di assunzione. L'ultima conferma arriva da Cell Metabolism che ha dimostrato come solo nutrendosi entro dodici ore al giorno si può perdere peso.
Si tratta del filone di ricerca noto come crono-nutrizione, nato dal presupposto che i ritmi circadiani non regolino solo il ciclo sonno-veglia, il rilascio di ormoni e i valori come la pressione sanguigna. Essi influiscono su metabolismo, accumulo e consumo energetico, impiego dell’insulina, attività del fegato e degli enzimi, batteri nell'intestino e addirittura l'espressione di alcuni geni delle cellule adipose, che rendono più o meno facile utilizzare il grasso di deposito. 
Trovare il giusto tempismo alimentare, tenendo conto di questi parametri, può migliorare il metabolismo e aiutarci a preservare forma fisica e salute.
Il saggio Maimonide raccomandava "una colazione da re, un pranzo da principi e una cena da contadini" … E in effetti ciò che si assume durante la mattina sembra più saziante e più facile da smaltire.
Ma è altrettanto vero che tutto dipende dai ritmi quotidiani, dalle abitudini, dal tipo di lavoro!
In questo quadro restano valide - e sempre molto attuali! - le raccomandazioni della Zona, che ci invita a non far passare più di 5 ore tra i pasti (2 se si tratta di spuntini) distribuendo i blocchi giornalieri secondo queste indicazioni e in base alla propria routine, per garantire il bilanciamento ormonale tra insulina e glucagone e ottimizzare il metabolismo.
 
Dott. Lucio Lorusso – Specialista in Scienza dell’Alimentazione e Consulente Zona
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Riferimento scientifico

Cell Metab. 2017 Jul 5;26(1):267-277.e2. doi: 10.1016/j.cmet.2017.06.007.
Mice under Caloric Restriction Self-Impose a Temporal Restriction of Food Intake as Revealed by an Automated Feeder System.
Acosta-Rodríguez VA, de Groot MHM, Rijo-Ferreira F, Green CB, Takahashi JS.

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04/04/2018

POST EAT_ Meno mangi, meno invecchi

Sappiamo da tempo che la restrizione calorica – circa il 15-20% di calorie in meno - allunga la vita di molti organismi e specie animali, ma ancora non si era certi che ciò valesse anche per gli esseri umani.

Da queste premesse è partito lo studio multicentrico CALERIE, condotto dai National Institutes of Health per capire gli effetti a lungo termine della restrizione calorica.

2 anni, 200 adulti sani, divisi in 2 gruppi. Dieta controllata (primo gruppo) o nessuna dieta (secondo gruppo). Alla fine del periodo, gli studiosi hanno confrontato diversi parametri biologici tra i componenti dei due gruppi, tra cui il ritmo del metabolismo, misurato su circa 50 partecipanti grazie all’ innovativa tecnologia della camera metabolica. In poche parole, i 50 prescelti sono rimasti per 24 ore in una stanza sigillata che misurava – minuto per minuto – l’ossigeno consumato e l’anidride carbonica emessa.

Combinati con le quantità di azoto presenti nell’urina, i dati ottenuti consentono di misurare il consumo esatto di grassi, proteine o carboidrati, dando così un quadro dettagliato del metabolismo individuale.

Secondo i ricercatori, i componenti del gruppo “a dieta” utilizzavano l’energia in modo molto più efficiente degli altri, con una notevole ottimizzazione del metabolismo, a vantaggio del benessere globale. 

Non sempre il metabolismo veloce è un bene…occorre anche saperlo rallentare, per ridurre i danni dello stress ossidativo che a sua volta determina l'invecchiamento.

Ricordiamo a proposito gli studi di Valter Longo (IFOM di Milano e University of Southern California a Los Angeles) che hanno ben dimostrato come pochi giorni di digiuno alternati a periodi di alimentazione normale abbiano un efficace effetto anti-age, contenendo i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e il diabete.

Certo, un conto è rallentare l’invecchiamento e un conto è allungare la vita….

Ma gli studi su questo fronte stanno proseguendo.

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26/02/2018

POST EAT_La dieta dei campioni

I 50 km (30 km per le donne) è la prova più dura per chi pratica sci di fondo, che già è una disciplina che richiede grande allenamento e una resistenza fisica secondo alcuni “ai limiti dell’umano”.

Pensate alla fatica, quella vera, di una vera e propria marcia con ai piedi delle lamine sottili e scivolose. Poi le temperature rigidissime a cui bisogna fare fronte con un abbigliamento adeguato ma il più leggero possibile.

Per i fondisti, l’efficienza fisica/mentale è imprescindibile. E il rischio di crisi dell’organismo è sempre in agguato.Pensare che l’allenamento del fondo prevede distanze di 10 km maggiori rispetto a quelle di gara, con l’obiettivo di imparare a "dominare la distanza". Il tutto per 5 o 6 ore al giorno.

Capite bene che l’alimentazione in questo contesto è fondamentale. Ma vi siete mai chiesti che modello alimentare deve seguire chi pratica questo tipo di sport, soprattutto a livello agonistico?Anche se ragionare per calorie risulta ormai obsoleto, rende molto l’idea sapere che i fondisti necessitano di 7000-8000 mila calorie al giorno (uomini) e 3500-4000 (donne). Circa il doppio dei maratoneti.

E qui ci siamo: ma come organizzare i pasti tenuto conto di un tale fabbisogno?

8000 calorie in un giorno sono circa 20 piatti di lasagne o 40 gelati…anche se in questo caso bisogna porre attenzione alla qualità degli alimenti assunti e all’equilibrio tra i nutrienti proteine, carboidrati e grassi, indispensabili per fornire energia ma anche tutti gli elementi che possano garantire un funzionamento ottimale dell’organismo. 

In particolare (consigli validi anche per chi pratica questo sport a livelli amatoriali intensi)...

ENERGIA: il consumo energetico del fondista è spesso sopravvalutato e le tabelle esistenti suggeriscono dispendi superiori a quelli reali. Gli atleti professionisti, allenandosi con frequenza giornaliera godono di un elevato e costante “debito di ossigeno” che aumenta il metabolismo basale e compensa efficacemente la sovrastima calorica per gli allenamenti.

CARBOIDRATI, PROTEINE E GRASSI: gli sport di fondo determinano un dispendio calorico più o meno elevato, che interessa l'ossidazione di una miscela a prevalenza glucosio o acidi grassi. Mentre i lipidi non sono mai una fonte energetica limitante (quindi in queste diete NON rivestono un ruolo essenziale e sono consigliati in dosi di circa il 25-30% dell'energia tot. giornaliera), i carboidrati devono essere introdotti costantemente ma senza eccedere, per evitare di convertirli in grasso, in caso di surplus (sono consigliate dosi pari a circa il 50-60% dell'energia). Così facendo si può garantire un completo ripristino delle scorte di glicogeno di muscoli e fegato. Le proteine hanno funzione ANTI-catabolica in quanto contribuiscono a strutturare plasticamente i muscoli sottoposti allo stress del movimento. Le proteine vanno quindi introdotte con costanza e in misura adeguata alle necessità dell'atleta per evitare la riduzione delle masse muscolari e del sistema immunitario, già messo alla prova dall’allenamento.

VITAMINE: si tratta di un apporto essenziale, di norma coperto dall’alimentazione

SALI MINERALI: anche in questo caso l’assunzione è prevalentemente alimentare, tranne per il potassio e magnesio la cui concentrazione corporea dipende essenzialmente dalla sudorazione dell’atleta. In questo caso è molto utile avvalersi di integratori.

ACQUA: l’assunzione va concentrata prevalentemente nelle ore che precedono e seguono la prestazione. Le riserve idriche compensano la sudorazione e garantiscono la reidratazione. L’acqua è anche un veicolo efficace per il ripristino di zuccheri e sali minerali agli integratori energetici leggermente ipotonici.



"Mangiando mi stanco, anche psicologicamente" racconta Martin Moeller al Nyt, "perché debbo pensare sempre a quello che dovrò mandar giù dopo un paio d'ore".

La tabella di marcia impone infatti di assumere 100 grammi di carboidrati ogni 15-20 minuti.

E chi l’avrebbe mai detto che anche mangiare potesse essere un tour de force?

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08/02/2018

POST EAT_ Arrivano i Distretti del Cibo!


Nascono i Distretti del Cibo, nuovo strumento previsto dalla Legge di Bilancio 2018, per garantire nuove risorse e opportunità ai percorsi integrati di crescita e rilancio delle filiere e dei territori.
Lo stesso Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha stabilito come definirli e quali elementi distintivi devono avere.
I Distretti del Cibo sono: distretti rurali e agroalimentari di qualità già riconosciuti o da riconoscere; distretti localizzati negli spazi urbani o vicini agli stessi contraddistinti da una significativa presenza di imprenditoria agricola che si pone l’obiettivo della riqualificazione ambientale e sociale delle zone individuate; distretti caratterizzati dall’integrazione fra attività rurali e attività di prossimità; distretti biologici. 
In ottica di uno sviluppo territoriale e non limitato alle sole filiere, i nuovi Distretti devono operare attraverso programmi di progettazione integrata, avvalendosi di Piani capaci di trasformare la filiera in una vera e propria rete, con collaborazioni e legami concreti tra le varie componenti del settore. 
Saranno le Regioni e le Province autonome a riconoscere i Distretti, comunicandoli al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali presso cui è stato istituito il Registro nazionale.
A sostegno del progetto sono stati erogati 5 milioni di euro nel 2018 e 10 milioni di euro a partire dal 2019. 
Ecco le parole del viceministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Andrea Olivero 
Per consentire lo sviluppo dei nostri territori c’è ancora bisogno di compiere un salto di qualità. Con questo obiettivo abbiamo rilanciato e rafforzato l’esperienza dei Distretti, in quanto per tutelare le imprese agricole vanno costruiti rapporti più stretti nelle filiere e nei servizi capaci di guardare a tutto il territorio nel suo complesso. Mettendo insieme aziende, cittadini, associazioni e istituzioni per raggiungere obiettivi comuni.


Quella dei Distretti potrebbe diventare una nuova strada verso lo sviluppo locale e la tutela del paesaggio attraverso un approccio nuovo che interessa temi importanti quali il rapporto tra città e agricoltura, la collaborazione tra realtà agricole e di prossimità, i mercati contadini, il ruolo del turismo e l’importanza del biologico.


Per la prima volta sta prendendo forma un sostegno concreto e pianificato al Made in Italy agroalimentare? Speriamo.

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23/01/2018

ALIMENTI AMICI DELLA ZONA: IL MELOGRANO

La leggenda narra che il melograno fu un prodigio di Madre Natura da cui tutto ebbe origini e dove tutto andrà a finire…
Lo stesso padre della medicina, Ippocrate, ne elogiò i benefici dopo attente valutazioni che nel tempo sono state confermate dalla scienza. Chiamato così dal latino antico, il malum granatum (mela con semi) deve la sua fama alla straordinaria capacità di sopravvivere anche in habitat ostili e semidesertici.
Originario di un'area tra la Cina e l'India, nei millenni questo frutto si è adattato a tutti gli ambienti con estati calde e inverni miti come il Caucaso, le vaste aree nordamericane e il Mediterraneo.
Il melograno è un alimento antiossidante, con caratteristiche idratanti, ipotensive e vasodilatatrici.
È ricco di sali minerali importanti come manganese, potassio, zinco, rame, fosforo, oltre alle vitamine C, A, E, K e gruppo B, che ci aiutano a prevenire i malanni di stagione e rafforzare l’organismo.
Il succo di melograno può essere un ottimo post-workout perché proprio grazie agli antiossidanti contenuti nel succo degli arilli (gli acini del melograno) aiuta i muscoli a ripristinare la loro funzionalità facilitando la supercompensazione da esercizio fisico. 
Ma il vero fiore all’occhiello del melograno è la sua importante fonte di polifenoli (tra cui acido gallico e altri ellagitannini) particolarmente attivi contro i radicali liberi: il complemento ideale in una strategia alimentare Zona, bilanciata nei nutrienti e accompagnata da una quotidiana integrazione a base di antiossidanti, tra i quali ricordiamo in assoluto i polifenoli (delfinidine) contenuti nel Maqui.
Ecco perché in un programma Zona, correttamente integrato, non dovrebbe mancare mai , in una macedonia oppure come complemento di colore e sapore in un mix di verdure

Dott. Lucio Lorusso – Specialista in Scienza dell’Alimentazione e Consulente Zona
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Per chi vuole approfondire:

J Nutr Sci. 2017 Aug 9;6:e39. doi: 10.1017/jns.2017.36. eCollection 2017.
Effect of pomegranate extract on blood pressure and anthropometry in adults: a double-blind placebo-controlled randomised clinical trial.
Stockton A, Farhat G, McDougall GJ, Al-Dujaili EAS.

Nutrients. 2017 Aug 30;9(9). pii: E958. doi: 10.3390/nu9090958.
Could Pomegranate Juice Help in the Control of Inflammatory Diseases?
Danesi F, Ferguson LR.

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