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30/03/2018

SENSIBILITÀ AL GLUTINE E BUONUMORE

E se ansia, malumore e affaticamento mentale avessero un nesso con l’alimentazione?
Lo sostengono i ricercatori del Medical Department di Desio (Monza Brianza), secondo cui esisterebbe una correlazione tra sensibilità al glutine (non celiachia o allergia al grano) e umore.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista Minerva Gastroenterologica and Dietologica nel settembre 2016, considera due ipotesi.
Da un lato la possibilità che i peptidi del glutine agiscano come le endorfine presenti internamente nel sistema nervoso centrale. Si tratta delle “gluten exorphins” che provengono dall’esterno - dal glutine parzialmente digerito - e influenzano diversi processi mentali, una volta che il peptide riesce a raggiungere il nostro cervello.
Dall’altro, l’ipotesi che il consumo di glutine modifichi la composizione della flora batterica intestinale, a svantaggio dell’umore. Non a caso si parla dell’intestino come di un “secondo cervello”, che ha relazioni biunivoche con il primo attraverso mediatori comuni come neuropeptidi e neurotrasmettitori (ecco il perchè degli effetti collaterali gastroenterici di molti psicofarmaci).
Questo quadro spiegherebbe il motivo per cui le diete senza glutine, unite all’assunzione di probiotici specifici, provocano effetti riequilibranti dal punto di vista fisico e mentale.
Soprattutto quando si tratta di non-celiac gluten sensitivity, basta seguire le indicazioni della Zona, preferendo fonti di carboidrati favorevoli come frutta e verdura e utilizzando prodotti senza glutine tipo riso o quinoa o pasta di mais o di soia o semi di grano saraceno, sempre con un consumo attentamente rapportato al fabbisogno del proprio programma alimentare.
E perché no, utilizzando prodotti, come i pasti sostitutivi, le barrette snack bilanciate o gli altri spuntini tipo Minirock, che abbinano il corretto rapporto percentuale dei nutrienti (40-30-30, espresso in calorie) all’indicazione di assenza di glutine.

Dott. Lucio Lorusso - Specialista in Scienza dell'Alimentazione
Dott.ssa Francesca Lorusso – SCW

Per chi vuole approfondire

Psychiatry Res. 2017 Dec 6;260:366-370. doi: 10.1016/j.psychres.2017.12.008.
A study on the association of mood disorders and gluten-related diseases.
Porcelli B, Verdino V, Ferretti F, Bizzaro N, Terzuoli L, Cinci F, Bossini L, Fagiolini A.

Minerva Gastroenterol Dietol. 2017 Mar;63(1):32-37. doi: 10.23736/S1121-421X.16.02325-4.                                                                                                            Mood disorders and non-celiac gluten sensitivity.
Casella G, Pozzi R, Cigognetti M, Bachetti F, Torti G, Cadei M, Villanacci V, Baldini V, Bassotti G.
 

Zucchero e colesterolo.jpg
18/03/2018

COLESTEROLO: UN PROBLEMA DI GRASSI O DI ZUCCHERI?

Qualcuno ultimamente prova  a suggerire che il colesterolo cattivo non sia così cattivo.
E che il buono possa essere in realtà un lupo travestito da agnello.
Tutte le sperimentazioni su farmaci in grado di elevare la quota “buona” hanno dimostrato che tale effetto non riduceva il rischio cardiovascolare.
A colpire i ricercatori è stato il fatto che, pur riuscendo ad abbassare i livelli di colesterolo cattivo (Ldl) e raddoppiare quelli di colesterolo buono (Hdl), nei volontari di una recente sperimentazione le pillole non erano affatto riuscite a ridurre il numero di infarti e ictus.
In effetti se mal “accompagnato” anche il colesterolo buono incomincia a comportarsi male e, si è scoperto, i cattivi compagni di viaggio sono i trigliceridi.
E le persone con alti valori di questi grassi, soprattutto se in difficoltà a smaltirli, sono quelle più a rischio di ammalarsi di cuore. A questo punto, con il colesterolo buono e quello cattivo dai ruoli meno nitidi, anche i nutrizionisti faticano a fornire al pubblico direttive chiare.
A gennaio di quest’anno le ultime linee guida sull’alimentazione adottate dal governo americano hanno messo finalmente in guardia contro gli zuccheri allentando le redini per uova e altre fonti di colesterolo. I carboidrati in eccesso  è risaputo sono la principale causa di formazione dei trigliceridi a livello epatico e quindi continuare a sostenere che siano più salutari delle proteine e dei grassi in genere (comprendendo anche quelli particolarmente utili per l’organismo) incomincia a diventare una tesi poco sostenibile.
Il vero nemico della salute del cuore è il danno ossidativo che viene spesso messo in secondo piano. Al posto di demonizzare indiscriminatamente gli alimenti per il loro quantitativo di colesterolo, la migliore strategia antiossidante è una dieta bilanciata tra i macronutrienti (in termini calorici 40% di carboidrati , 30% di proteine e 30% di grassi ), accompagnata da attività fisica e integrazione di acidi grassi Omega 3, utili per ridurre proprio i trigliceridi, e di Polifenoli ad elevata attività, come quelli contenuti nel Maqui, la preziosa bacca ad alto potere antiossidante.
Infine, se vogliamo fare una scelta qualitativa valida riguardo ai grassi, non scordiamo di leggere bene le etichette, prestando attenzione alla presenza di grassi idrogenati (che contengono i  famigerati acidi grassi trans) e dell’ olio di palma, largamente utilizzato nella preparazione di prodotti da forno.

Per chi vuole approfondire

Curr Cardiol Rep. 2017 Nov 4;19(12):132. doi: 10.1007/s11886-017-0940-0.
HDL Cholesterol Metabolism and the Risk of CHD: New Insights from Human Genetics.
Vitali C, Khetarpal SA, Rader DJ.

Crit Rev Food Sci Nutr. 2017 Oct 17:1-20. doi: 10.1080/10408398.2017.1392288. [Epub ahead of print]
Food groups and risk of coronary heart disease, stroke and heart failure: A systematic review and dose-response meta-analysis of prospective studies.
Bechthold A, Boeing H, Schwedhelm C, Hoffmann G, Knüppel S, Iqbal K, De Henauw S, Michels N, Devleesschauwer B, Schlesinger S, Schwingshackl L.

National Obesity Forum
“Eat fat, cut the carbs and avoid snacking to reverse obesity and type 2 diabetes.”

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Glutine Celiachia e Sensivity.jpg
12/02/2018

MANGIARE BENE SENZA GLUTINE: OGGI SI PUO’

Che sia un problema di Celiachia vera e propria (diagnosticata con gli appositi test) oppure di Sensibilità al Glutine (condizione sempre più diffusa) il dover ricorrere a una dieta priva di glutine ha rappresentato per molto tempo e per tante persone una sorta di privazione del gusto della buona tavola. Del resto i grossi problemi di assorbimento dei nutrienti (nella Celiachia) e i mal di testa, la nausea, l’irritazione intestinale, la stanchezza e i dolori muscolari spesso associati alla Gluten Sensivity, non lasciavano alternative.
Se la soluzione resta inevitabilmente una dieta Gluten Free, anche solo transitoria nel caso della meno grave sensibilità, oggi l’offerta ristorativa e commerciale di prodotti adeguati  è così ampia ed articolata che è possibile organizzare dei pasti veramente “gourmet” evitando la proteina responsabile di tali disturbi.  
Innanzitutto la maggior parte dei ristoranti (e delle pizzerie) è in grado di offrire preparazioni di alto livello culinario prive di glutine.
E poi questa libertà di “gusto” è ottenibile tranquillamente nei pasti a casa, compresi quelli di chi segue la Dieta Zona, grazie a miriadi di prodotti in vendita nella grande distribuzione e nei negozi specializzati.
Chi segue la Zona è già abituato a limitare al massimo l’uso di cereali e quindi evita “naturalmente” il glutine, ma c’è da dire che anche nella scelta di spuntini oggi è possibile trovare in commercio prodotti bilanciati secondo la strategia alimentare e privi al contempo di glutine.
Siamo di fronte a prodotti di altissimo gusto, ideali per chi segue la Zona e conosce l'importanza strategica degli spuntini per mantenere l'equilibrio dei livelli degli ormoni insulina-glucagone, tenere a bada il senso di fame e raggiungere la massima efficienza metabolica, evitando al tempo l’assunzione della proteina causa dell’intolleranza

Dott. Lucio Lorusso – Specialista in Scienza dell’Alimentazione e Consulente Zona
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Per chi vuole approfondire, soprattutto a proposito di Gluten Sensivity

Clin Nutr. 2017 Dec 26. pii: S0261-5614(17)31437-1. doi: 10.1016/j.clnu.2017.12.017. 
Long term effects of gluten-free diet in non-celiac wheat sensitivity
Tovoli F, Granito A, Negrini G, Guidetti E, Faggiano C, Bolondi L.

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Il conteggio delle calorie .jpg
26/11/2017

E SE CONTARE LE CALORIE NON BASTASSE?

L'epidemia di obesità cresce senza sosta in tutto il mondo e nessun Paese è stato in grado di invertire la tendenza.  Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la causa è uno squilibrio energetico tra calorie introdotte e calorie consumate, ma crescenti evidenze suggeriscono che tale concetto non basta a elaborare una soluzione… Anzi! Questa tesi limitata potrebbe essere proprio uno dei motivi per cui le strategie di sanità pubblica fino ad oggi sono state così insufficienti.
Secondo un approccio alternativo, l'obesità si collega alla regolazione insulinica della produzione di grassi, ai vari percorsi metabolici dei nutrienti e alla risposta ormonale del nostro organismo. Si tratta di concetti che la Zona da tempo sostiene, cercando di non limitare più il focus al semplice conto calorico.
Quando l’alimentazione è composta da soli prodotti (spesso già pronti) ricchi di grassi e con elevato carico glicemico, poche fibre, poche proteine e assenza di micronutrienti, anche se le quantità sono ridotte, la risposta insulinemica risulta eccessiva e si creano le condizioni per lo sviluppo e il mantenimento dell'obesità. 
Senza il bilanciamento di nutrienti suggerito dalla Zona (il 40-30-30 come percentuale di carboidrati, proteine e grassi espressa in calorie), la semplice riduzione calorica causa una fase di rapida perdita di peso che non sempre è correlata al grasso accumulato ma spesso comporta anche il sacrificio di preziosa massa magra ed acqua. 
Ricordiamo che perdere qualsiasi massa diversa dal grasso può essere controproducente, perché se le abitudini alimentari non vengono equilibrate, il peso (e il grasso) ritornano. Ma non la salute e il benessere di mente e fisico.

Dott. Lucio Lorusso – Specialista in Scienza dell’Alimentazione e Consulente Zona
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Per chi vuole approfondire

Glob Health Action 2017                                                                                                                                                                                                                Is the calorie concept a real solution to the obesity?                                                                                                                                                             Camacho S., Ruppel A.

 

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10 porzioni di frutta e verdura  21 agosto 2017.jpg
09/10/2017

10 PORZIONI DI FRUTTA E VERDURA AL GIORNO…

Siamo rimasti alle indicazioni dell’OMS di consumare 5 porzioni di frutta e verdura ogni giorno per tutelare la salute, ma una recente ricerca rivela che più se ne… mangia meglio è.
In particolare, sembra che 10 porzioni quotidiane di frutta e verdura (circa 800 grammi in totale) sarebbero capaci di prevenire ogni anno 7,8 milioni di morti premature.
Lo studio, comparso sull’International Journal of Epidemiology e condotto presso l’Imperial college di Londra, si basa sui dati di 95 studi precedentemente pubblicati, per un totale di 2 milioni di persone coinvolte. 
Gli studiosi hanno specificato quali sono i frutti e ortaggi preferibili: verdure verdi (spinaci), gialle (peperoni) e crucifere. Mele, pere, agrumi, lattuga e cavolfiore combattono il rischio cardiovascolare.
Soprattutto i vegetali riducono la pressione del sangue e il colesterolo cattivo, migliorano la funzione immunitaria e l’attività circolatoria.
Per non parlare del cosiddetto effetto displacing, che potremmo riassumere in “più ne mangi, meno mangi altro”.
Ricordiamo infatti che, secondo le indicazioni della Zona, verdura e frutta sono le fonti di carboidrati preferibili grazie all’indice glicemico basso che non induce la sovrapproduzione di insulina.
Il consumo di questi carboidrati assicura un rilascio graduale di glucosio nel sangue. Questo permette al corpo di utilizzare gli zuccheri più agevolmente, senza il rischio di trasformarli subito in depositi adiposi.

Dott. Lucio Lorusso – Specialista in Scienza dell’Alimentazione
Dott.ssa Francesca Lorusso -  SCW

Riferimento scientifico

Int J Epidemiol - Published: 22 February 2017
Fruit and vegetable intake and the risk of cardiovascular disease, total cancer and all-cause mortality–a systematic review and dose-response meta-analysis of prospective studies
Dagfinn Aune; Edward Giovannucci; Paolo Boffetta; Lars T. Fadnes; NaNa Keum; Teresa Norat; Darren C. Greenwood; Elio Riboli; Lars J. Vatten; Serena Tonstad

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